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DOI 10.1721/3124.31055 Scarica il PDF (55,0 kb)
GIFAC 2019;33(1):38-39



“Ogni Parola è Anima” - La Trama sepolta nel Trauma

Umberto Mauro Salvatore Caraccia
Psicologo, Psicoanalista, Esperto in Medicina Narrativa Applicata
E-mail: umbertocaraccia@gmail.com



“Non posso immaginare di svolgere il mio lavoro di cura senza la presenza della poesia nella mia vita, che mi ricorda sempre che siamo fatti in egual misura di un corpo fisico e di storie. Non siamo la somma di dati, risultati di analisi ed esami medici ma esseri umani con una voce”, dice Rafael Campo. Internista, professore di medicina alla Harvard Medical School, poeta e scrittore, Campo è il nuovo “poetry editor” di Jama: curerà sul giornale della Associazione Medica Americana la popolare e longeva sezione di Poesia e Medicina.
Quale premessa migliore all’articolo del collega psicologo e psicoanalista, Responsabile del Centro di Ricerca di Narrazione Sperimentale e che ha fatto della medicina narrativa una missione di vita?
Buona lettura!
Daniela Scala
E-mail: sdaniela2000@yahoo.it


Riassunto. “Ogni Parola è un’anima”, è una riflessione di medicina narrativa che tenta di porre attenzione alle immagini della narrazione, poiché ogni parola esprime un’immagine. Ogni parola è un’anima, perché ogni parola è in grado di organizzare l’esperienza, donandoci visioni del mondo colme di bellezza e di esigenza: una parte della cura che trova pharmakon nell’attenzione particolare a quell’anima veicolata dalla parola, veicolata dalla narrazione. Questo breve articolo, a titolo di esempio empirico, porrà attenzione al Trauma, alla trama immaginale sepolta nel trauma, a quell’anima ferita, in modo da aprire un varco per permettere alle parole di non concentrarsi solamente sul nostro pensarci trauma, divenendo così il trauma stesso e identificandoci con la stessa storia traumatica.


Every word is a soul
Summary. “Every word is a soul” focuses on the pictures of narration because - the author thinks - when narrative medicine is concerned, every word reveals a picture. Every word is a soul, because every single word may help you to arrange an experience, presenting you with visions of the world full of beauty and need. These visions will help heal (like the greek pharmakon) the patient with the special attention he will receive through narration. This short article is a practical example centered on trauma, the patient’s wounded soul and what is hidden, submerged below. The aim is to open a door and allow the words flow, letting us to relate to patient’s trauma and his/her traumatic history.


Rimangono ferite che non si coagulano del tutto. Che si marginano più lentamente e che si riaprono facilmente. È il trauma che emerge attraverso le parole di chi vede cambiare in pochi secondi la sua vita radicalmente a causa della malattia.
La cura, una parte della cura, avviene nelle parole. E allora si diviene consapevoli che ogni parola è Anima, in grado di dare un’altra opportunità al nostro moto narrativo, in grado di far gioire, soffrire, innamorare, odiare, condurre il nostro esistere nel ed al mondo. Parole che sono dinamica narrativa, capaci di nutrire la nostra rappresentazione del mondo, di noi e di noi stessi che interagiamo col principio di realtà, modifichiamo tale principio e contestualmente veniamo modificati da esso. L’idea e l’idea stessa di noi, assume in un certo senso la trama di un racconto che prende carne. Una narrazione dei personaggi e un protagonista. Ma non solo. La Psiche così può anche fondarsi del suo stesso Logos. Le parole veicolano immagini, richiamano ed attivano immagini in chi le ascolta e queste parole, che sono narrazione profonda, fanno sì che le immagini 1 e le relazioni tra esse medesime assumano la possibilità, nella loro ricerca per esistere, poiché un’immagine non ha corpo, di divenire corpo narrativo e non solo corpo sintomatico. Ed ecco che se ascolto il racconto di me stesso, secondo un orecchio psicologico,2 ossia secondo un’attenzione metaforica che veda oltre il concretismo della narrazione, posso intercettare la trama che conduce il mio cammino, il destino dove è imbrigliato il personaggio principale a cui simbolicamente e metaforicamente si demanda di recitare la vita che si sta vivendo, nel racconto posso identificare lo stile mediante cui rappresentiamo gli altri e come narriamo noi stessi.3 Nel racconto sofferente, nella narrazione di un evento traumatico, si comprende che il trauma che si è vissuto, subìto, ha anche un’anima immaginale che può essere re-immaginata. Questo re-immaginare ha bisogno del senso secondo, simbolico, psicologicamente capace di vedere in trasparenza e permettere il disinvestimento energetico dell’energia psichica, che forse si è concentrata sul nostro pensarci trauma, divenendo così il trauma stesso e identificandoci con la stessa storia traumatica.  
Se il Trauma diviene anche Trama si potrà comprendere, senza per forza rimanere bloccati nelle zone torbide della sofferenza psichica, che una parte della cura è nello stile con cui si narra la storia traumatica, nei personaggi che la narrano, nella sua fantasia espositiva, nella sua memoria. Una prospettiva che assume rilevanza essenziale ed esistenziale. In tal senso rintracciare la trama immaginale sepolta nel trauma permette mediante la narrazione di riformulare, riprogettare e re-immaginare quell’identità ferita, di provare a curarla e prendersi cura della sua sofferenza. Il trauma cosi può divenire feritoia, mezzo di conoscenza di aspetti profondi della nostra psiche in grado di donare il senso dell’ascolto profondo della sua narrazione e della trama che abbiamo intessuto su esso e che abbiamo perduto.
Ogni parola è anima e per essere accolta nel logos dialogico ha bisogno che si crei uno spazio. Uno spazio dentro noi, sgombro da giudizi e pregiudizi pronto ad ospitare il cuore dell’altro, provando ad incontrare l’altro nella sua interezza narrativa.
Ogni parola cosi è anima che esprime una Polis immaginativa ossia una moltitudine di immagini. Ogni parola cosi è anima capace di scorgere il profondo senso esprimente le profondità psichiche e di farci affiorare non solo come sintomo ma anche come Anima, di farci affiorare come persona. Di farci affiorare come poesia.


Bibliografia

Hillman J. Le storie che curano. Milano: Edizioni Cortina, 1984.
Hillman J. Variazioni su Edipo. Milano: Edizioni Cortina, 1992.
Hillman J. Fuochi Blu. Milano: Edizioni Adelphi, 1996.
Papadopulus R K. L’umwelt, Jung e le reti di immagini archetipiche. Rivista di Psicologia Analitica 2008:26. Roma: Astrolabio Ubaldini.

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