TY  -  JOUR
AU  -  Rocchi, Rosalba Elisabetta
AU  -  Rossi, <br>Mariangela
AU  -  Bartolini, Fausto
AU  -  Benedetti, Alessandro
AU  -  Costantini, Monya
AU  -  D’Arpino, Alessandro
AU  -  Lilli, Paolo
AU  -  Ariete, Vincenzo
AU  -  Passamonti, Basilio
AU  -  Arcuri, Gennaro
AU  -  Bravi, Stefano
AU  -  Nicasi, Aurelia
AU  -  Barbabietola, Giuliana
AU  -  Marini, Chiara
AU  -  Proietti, Maria Grazia
AU  -  Napoleoni, Piero
AU  -  Berrettini, Mauro
AU  -  De Cristofaro, Raffaele
AU  -  Merigiola, Carla
AU  -  Ambrogi, Nicoletta
AU  -  Bizzoca, Giorgia
AU  -  Cristofori, Cristiana
AU  -  Palini, Roberta
AU  -  Mancini, Camilla
AU  -  Morico, Maria Sabrina
AU  -  Notari, Flavio
AU  -  Fusco-Moffa, Iginio
AU  -  Castellani, Alessio
AU  -  Mendicino, Francesca
AU  -  Murrone, Alessandro
AU  -  Ferri, Carla
AU  -  Bucaneve, Giampaolo
T1  -  Insufficienza renale farmaco-indotta. <BR>Studio osservazionale, prospettico, multicentrico condotto nei reparti <BR>di Medicina e Cardiologia degli Ospedali della regione Umbria
PY  -  2017
Y1  -  2017-01-01
DO  -  10.1721/2662.27288
JO  -  Giornale Italiano di Farmacia Clinica
JA  -  GIFAC
VL  -  31
IS  -  1
SP  -  23
EP  -  34
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1120-3749
Y2  -  2026/04/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1721/2662.27288
N2  -  Introduzione. L’insufficienza renale (IR) farmaco indotta è di frequente riscontro in ambiente ospedaliero. Sistemi di monitoraggio attivo, permettono di individuare precocemente eventuali effetti indesiderati da farmaci (ADR), contribuendo a precisarne la rilevanza epidemiologica, migliorando i livelli di segnalazione e di prevenzione. Metodi. Questo studio ha valutato la frequenza e le cause di IR (creatininemia ≥2,5 mg/dl) farmaco-indotta, in pazienti ricoverati presso reparti di Medicina e Cardiologia dei principali nosocomi della regione Umbria. Il Laboratorio di analisi di ciascun nosocomio, 2 volte a settimana, segnalava ad un Gruppo di Valutazione (un farmacista ed un medico) costituito “ad hoc”, i valori di creatininemia ≥2,5 mg/dl dei pazienti ricoverati. Il Gruppo di Valutazione verificava se farmaci somministrati nel corso o prima del ricovero potessero essere responsabili dell’alterazione della funzionalità renale. In caso positivo venivano raccolti i dati informativi anagrafici e clinici principali del paziente e, se non già effettuato, veniva segnalato il caso all’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) secondo normativa. Risultati. Tra Ottobre 2012 e Giugno 2014, nei reparti studiati, sono stati individuati 778 casi di IR pari al 5% del totale dei ricoverati per tutte le cause (15.830) nello stesso periodo. Di questi, 420 casi (3% del totale dei ricoverati) erano caratterizzati da un quadro di insufficienza renale acuta (IRA). Nella popolazione generale si riscontrava una prevalenza di maschi (M/F, 482/296), l’età media era di 81 anni (range 50 - 100), il 71% dei pazienti (550/778) era ricoverato presso un reparto di Medicina, il restante presso un reparto di Cardiologia. Considerando gli episodi acuti (420), in 42 casi (10%) un farmaco era responsabile dell’alterazione della funzione renale ed era: un antibiotico nel 36% dei casi, un diuretico nel 29%, un antiinfiammatorio non steroideo nel 17%, un ACE-inibitore nel 10%. In tutti i 42 episodi segnalati, l’ADR veniva classificata come grave e conduceva nel 69% (29/42) dei casi alla sospensione della terapia. In 17/42 pazienti (40%), veniva intrapresa una terapia specifica che nel 28% (12/42) dei casi, comprendeva l’inizio di un trattamento dialitico. Relativamente all’esito della ADR: nel 67% dei casi (28/42) si assisteva ad una risoluzione completa o ad un miglioramento del quadro, nel 21% (9/42) ad un peggioramento e nel 5% (2/42) ad una risoluzione con postumi. Tra i nove casi peggiorati si sono verificati 7 decessi. La mortalità nei casi in cui la IR era di natura iatrogena (7/42,16%) risultava più elevata rispetto a quella riscontrata nei casi in cui era determinata da altre cause (50/736, 7%) e tale differenza risultava statisticamente significativa (p= 0.03; OR 2.7; CI 95%, da1.05 a 6.86).   Conclusioni. In questo studio, il monitoraggio attivo della creatininemia ha permesso di evidenziare  una prevalenza di IRA grave per tutte le cause pari al 3% di tutti i ricoveri. Nel 10% dei casi di IRA la causa era attribuibile all’uso di uno o più farmaci. Dei pazienti affetti da IRA farmaco indotta, il 31% è stato sottoposto a dialisi, mentre nel 5% dei casi residuavano postumi. Nella casistica studiata la mortalità in corso di IR è risultata significativamente più elevata da causa iatrogena (16%) rispetto a quella per tutte le altre cause (7%) (p=0.03). Questo studio dimostra che il monitoraggio attivo della creatininemia è capace di facilitare il riconoscimento di episodi di IR da causa iatrogena permettendone un più rapido riconoscimento con un conseguente aumento della loro segnalazione ed importanti risvolti nell’ambito della prevenzione.
ER  -   
