TY  -  JOUR
AU  -  Ferrante, Fulvio
AU  -  Bianchi, Clara
AU  -  Iadecola, Alessandra
T1  -  Analisi della persistenza della terapia farmacologica: uso di NAO/AVK per pazienti con fibrillazione atriale non valvolare.<BR>Studio di coorte su database amministrativi
PY  -  2019
Y1  -  2019-04-01
DO  -  10.1721/3186.31638
JO  -  Giornale Italiano di Farmacia Clinica
JA  -  GIFAC
VL  -  33
IS  -  2
SP  -  46
EP  -  57
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1120-3749
Y2  -  2026/06/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1721/3186.31638
N2  -  Introduzione. Gli Antagonisti della Vitamina K (AVK) rappresentano, per i pazienti con fibrillazione atriale, la terapia anticoagulante di riferimento e di comprovata efficacia clinica: presentano, tuttavia, diversi limiti, quali il lento inizio d’azione, le numerose interazioni farmacologiche ed alimentari e, soprattutto, la necessità di un continuo monitoraggio e di aggiustamenti posologici. Da giugno 2013 sono disponibili in Italia, per la prevenzione di ictus ed embolia sistemica con fibrillazione atriale, i nuovi Anticoagulanti Orali (NAO), rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale sulla base di un Piano Terapeutico redatto da specialista: dabigatran (giugno 2013), rivaroxaban (settembre 2013), apixaban (gennaio 2014), edoxaban (agosto 2016). Lo studio è stato finalizzato alla caratterizzazione degli utilizzatori e all’analisi dell’andamento della terapia, sui seguenti esiti: interruzione e switching terapeutico. Materiali e metodi. I risultati presentati derivano da uno studio di coorte condotto sugli assistiti della ASL di Frosinone con un inizio di terapia anticoagulante entro il periodo 01/01/2014-31/12/2016: Ogni paziente è stato osservato per un periodo di follow-up di 12-36 mesi. Per entrambi gli esiti è stato effettuato un confronto tra categorie (NAO/AVK) e tra molecole, nel sottogruppo degli utilizzatori di NAO. Risultati. Sono stati selezionati 6.194 nuovi utilizzatori di farmaci anticoagulanti nei 3 anni (12 su 1000 assistibili). Il 49% dei pazienti ha iniziato un trattamento con NAO: più rappresentati sono le donne, le fasce d’età più elevate (>74) e i pazienti con rischio di ictus elevato. La quota di interruzione della terapia per i NAO è del 15% a 12 mesi e del 18% a 18 mesi, per gli AVK queste si attestano al 35% e del 50% a 12 e 18 mesi, rispettivamente. Conclusioni. Si valuta un significativo aumento del rischio di interruzione della terapia (2,78 IC95% 2,50-3,10) per gli AVK (vs NAO), dopo aggiustamento per età, sesso e rischio di ictus. Entro il sottogruppo dei NAO un significativo aumento del rischio di interruzione è associato a rivaroxaban (vs apixaban) (1,64 IC95% 1,31 - 2,04). A 12 mesi solo il 2% degli utilizzatori di NAO ha sperimentato un cambiamento di categoria vs il 20% osservato tra gli utilizzatori di AVK, per cui si stima un rischio aggiustato di 10,8 (IC95% 8,8-13,3).
ER  -   
