TY  -  JOUR
AU  -  Lacerenza, Leonardo Gianluca
AU  -  Messuti, Luciana
AU  -  Deligianni, Maria
AU  -  Chioni, Aldo
AU  -  Bindi, Michele
AU  -  Guidi, Omar
AU  -  Lena, Fabio
AU  -  Bengala, Carmelo
T1  -  Il carcinoma polmonare non a piccole cellule trattato in seconda linea con il farmaco Nivolumab: analisi dei risultati clinici e della correlazione tra percentuale di espressione di PD-L1 e la risposta alla terapia. Registro Osservazionale REGNIVO
PY  -  2019
Y1  -  2019-04-01
DO  -  10.1721/3186.31640
JO  -  Giornale Italiano di Farmacia Clinica
JA  -  GIFAC
VL  -  33
IS  -  2
SP  -  68
EP  -  76
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1120-3749
Y2  -  2026/06/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1721/3186.31640
N2  -  Introduzione. Le neoplasie polmonari rappresentano l’11% di tutte le nuove diagnosi di tumore nella popolazione in generale, più frequenti nei maschi dopo i 50 anni. La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 15,8%. Il carcinoma polmonare si divide in due categorie, i tumori non a piccole cellule (NSCLC), il più frequente, ed i tumori a piccole cellule (SCLC), meno frequente. Da alcuni anni sono in commercio farmaci immuno-oncologici che stimolano il sistema immunitario ad aggredire il tumore e sono inibitori di Programmed Death-1 (PD1) Pembrolizumab o Nivolumab o inibitori dei loro ligandi PD-L1 come Avelumab o Atezolizumab. Non risulta ben chiaro il ruolo di PD-L1 come predittore di patologia, alcuni pazienti con alti livelli di PD-L1 rispondono alla terapia immuno-oncologica ed altri invece no e viceversa rispondono pazienti con bassi livelli di PD-L1. L’obiettivo primario del presente lavoro è quello di valutare la correlazione tra la percentuale di espressione di PD-L1 e la risposta alla terapia con Nivolumab nei pazienti affetti da NSCLC. L’obiettivo secondario è quello di calcolare la Overall Survival (OS) e la Progression Free Survival (PFS) in modo da confrontarle con gli studi sperimentali per analizzare eventuali scostamenti tra i dati clinici ottenuti dalla nostra analisi ed i risultati degli studi sperimentali. Materiali e metodi. Sono stati analizzati pazienti in trattamento presso il nostro centro oncologico con diagnosi di NSCLC in stadio IIIB-IV trattati in seconda linea con Nivolumab nel periodo compreso tra settembre 2015 e maggio 2018. Sono state analizzate le mutazioni di EGFR e KRAS, del gene ALK, dell’espressione di PD-L1 mediante piattaforme strumentali di laboratorio. Il valore della Progression Free Survival (PFS) e della Overall Survival (OS) è stato calcolato in mesi dalla data di arruolamento del paziente fino alla conclusione della terapia e/o morte del paziente. I dati prescrittivi sono stati elaborati dal software Cyto Sifo II. Le tossicità riportate sono state valutate secondo National Cancer Institute Common Terminology Criteria for Adverse Events (NCI CTCAE). Risultati. La mediana di PFS è stata di 2,83 e la OS di 11 mesi, valori sovrapponibili a quelli ottenuti negli studi sperimentali. L’analisi dell’espressione dei valori di PD-L1 ha mostrato che i pazienti con cut-off superiore al 50% hanno ottenuto risultati peggiori rispetto ai pazienti con livelli di PD-L1 più bassi. Discussione. Gli studi clinici a disposizione hanno dato risultati contrastanti, nel CheckMate 017 non vi è differenza tra i pazienti con valori alti e tra quelli con valori bassi di PD-L1. Nello studio CheckMate 057 invece i pazienti con alti livelli di PD-L1 hanno beneficiato di una migliore prognosi rispetto a quelli con bassi livelli. Nel follow up a 5 anni dello studio sperimentale di fase I CA209-003 tra i pazienti sopravvissuti non è ben definibile il range di PD-L1 che ha determinato il vantaggio terapeutico. Una revisione sistematica della letteratura ha dimostrato come i valori di PD-L1 non possono essere considerati esclusivi fattori prognostici. Conclusioni. Il valore di PD-L1 probabilmente in futuro non sarà l’unico predittore di patologia. Sono allo studio altri parametri da analizzare come il Tumor Mutational Burden (TMB) e il conteggio dei linfociti e degli eosinofili e il rapporto linfociti/neutrofili. Probabilmente i tumori con "fenotipo infiammato", caratterizzati da un alto carico mutazionale e un’estesa infiammazione delle cellule T tumorali, sono teoricamente quelli che rispondono meglio ad un trattamento con inibitori PD-1/PD-L1. Di conseguenza una migliore comprensione del microambiente tumorale diventa pertanto auspicabile nell’immediato futuro per identificare e selezionare i pazienti candidati alle migliori risposte terapeutiche del trattamento con inibitori PD-1/PD-L1.
ER  -   
