TY  -  JOUR
AU  -  Mittone, Elena
AU  -  Marconetto, Elisa
AU  -  Cavallo, Martina
AU  -  Vanni, Riccardo
AU  -  Fruttero, Claudia
T1  -  Frantumazione delle compresse di sofosbuvir e velpatasvir<br>per pazienti disfagici in accordo con la raccomandazione n. 19<br>del Ministero della Salute
PY  -  2020
Y1  -  2020-07-01
DO  -  10.1721/3442.34313
JO  -  Giornale Italiano di Farmacia Clinica
JA  -  GIFAC
VL  -  34
IS  -  3
SP  -  152
EP  -  156
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1120-3749
Y2  -  2026/04/24
UR  -  http://dx.doi.org/10.1721/3442.34313
N2  -  Introduzione. Le terapie orali solide sono quelle più diffuse poiché estremamente pratiche sia per la somministrazione sia per la conservazione del medicinale. Tuttavia in particolari tipologie di persone, tra cui pazienti pediatrici o disfagici, possono verificarsi problematiche legate alla somministrazione. Pertanto, talvolta, risulta necessaria la manipolazione di tali forme farmaceutiche rispettando procedure in grado di garantire efficacia e sicurezza del trattamento come previsto dalla raccomandazione ministeriale n. 19. Nel caso specifico analizzato in questo case report, le compresse rivestite con film contengono un’associazione di Sofosbuvir 400mg e Velpatasvir 100mg: due antivirali pangenotipici ad azione diretta aventi somministrazione orale ed utilizzati contro l’epatite C. Caso clinico. L’obiettivo era trattare una paziente di 87 anni affetta contemporaneamente da HCV e disfagica per la presenza di una doppia stenosi esofagea dovuta a ingestione di caustico in età infantile. Dopo una ricerca bibliografica, vista l’assenza di specifiche controindicazioni, in accordo con paziente e medico, si è deciso di iniziare la terapia di 12 settimane con la predetta compressa triturata a domicilio dalla paziente. La paziente ed il caregiver sono stati formati circa la metodica di triturazione, effettuata con un trituratore manuale, ed anche sulla modalità di assunzione immediata dopo la triturazione. La paziente, che, peraltro, abitualmente tritura da anni tutte le compresse dei medicinali utilizzati per la terapia cronica, ha frantumato la compressa ottenendo frammenti di circa 2mm di diametro massimo. Questi, grazie alla granulometria ottenuta, sono stati dunque assumibili e deglutibili immediatamente con abbondante acqua. Per valutare nel tempo l’efficacia e la sicurezza del trattamento sono stati costantemente monitorati i valori sierologici di HCV-RNA e gli eventuali eventi avversi durante ed alla fine della terapia confermando la negativizzazione della paziente a 7 mesi dalla fine della cura. Conclusioni. Per concludere, la triturazione di queste compresse ha rappresentato un successo terapeutico per la paziente, che è guarita dall’infezione da HCV. Visto tale risultato positivo protocolli simili potranno dunque essere applicati in altri contesti analoghi.
ER  -   
