TY  -  JOUR
AU  -  Massa, Marida
AU  -  Mannelli, Maria Pia
AU  -  Amato, Gerardino
AU  -  Degl’Innocenti, Linda
AU  -  Ascione, Flora
AU  -  Guglielmi, Gaspare
AU  -  Russo, Giuseppe
AU  -  Saturnino, Paola
T1  -  Infezioni da Clostridium difficile in un’Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale. Studio epidemiologico e valutazione dei costi ospedalieri
PY  -  2020
Y1  -  2020-10-01
DO  -  10.1721/3515.35034
JO  -  Giornale Italiano di Farmacia Clinica
JA  -  GIFAC
VL  -  34
IS  -  4
SP  -  175
EP  -  185
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1120-3749
Y2  -  2026/04/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1721/3515.35034
N2  -  Introduzione. Le infezioni da Clostridium difficile (CDI) rappresentano la più comune causa di diarrea tra i pazienti ricoverati e occupano un posto rilevante nel dibattito medico-scientifico. Il più importante fattore di rischio è rappresentato dalla somministrazione di terapia antibiotica, spesso associata ad inibitori di pompa protonica. Lo studio nasce dall’osservazione di un aumento dell’incidenza di casi di CDI nell’A.O. Cardarelli. L’obiettivo è quello di individuare i fattori di rischio che portano allo sviluppo dell’infezione e stimare il costo a carico dell’ospedale di un episodio di CDI. Materiali e metodi. L’analisi retrospettiva, ha coinvolto i pazienti affetti da CDI nel biennio 2018-2019. La fonte primaria dei dati è costituita dalle segnalazioni inviate dalle Unità Operative, successivamente sono state analizzate le cartelle cliniche, acquisendo informazioni relative a: età, sesso, diagnosi di ingresso, fattori di rischio, data di diagnosi di CDI, terapia ed esito. In ultimo sono stati raccolti i dati relativi ai consumi di risorse sanitarie direttamente imputabili alla gestione di una CDI. Risultati. I pazienti colpiti da primi episodi di CDI nel biennio in esame sono 254 con un’età media 72,1±14,3 anni. I pazienti che hanno presentato recidive sono 35 con un’età media 70,91±14,76 anni. Il 94% delle CDI analizzate sono correlate all’assistenza. I reparti più colpiti sono i reparti di area medica, il 29% degli episodi si sono verificati in medicina; il 35% in lungodegenza. Tutti i pazienti presentano fattori di rischio. Il 73,6% dei pazienti ha un’età >65 anni, solo il 3,1% non presenta alcuna comorbilità, mentre l’88,2% ne riporta più di due. L’85,4% dei pazienti assume inibitori di pompa protonica e il 77,6% assume antibiotici (i più frequenti: cefalosporine, chinolonici, piperacillina/tazobactam, meropenem). Il 67,7% ha ricevuto terapia specifica per CDI, mentre il 32,3% ha continuato la terapia antibiotica scatenante l’infezione. La valutazione economica ha mostrato un peso economico considerevole per il trattamento di CDI, in cui l’incremento della durata della degenza rappresenta la principale voce di costo. Conclusioni. La CDI è una delle infezioni più temute, a causa della permanenza delle spore e dell’alterazione del microbiota legato all’uso degli antibiotici che porta il problema a ripresentarsi di frequente nei pazienti già colpiti. È possibile intraprendere un percorso di ottimizzazione della terapia con l’obiettivo di migliorare il percorso assistenziale e l’esito del trattamento, ridurre gli effetti avversi e garantire una terapia che risponda ai criteri di costo-efficacia.
ER  -   
