La farmacia clinica come motore di valore:
governance, appropriatezza e sicurezza negli esiti assistenziali

Clinical pharmacy as a driver of value: governance, appropriateness and safety in patient outcomes

Barbara Meini

Caporedattore e Coordinatore Editoria SIFO.

Il ruolo della moderna farmacia clinica si delinea come un percorso continuo e integrato che unisce la macro-governance sanitaria alla sicurezza del singolo paziente.

Questo processo logico prende le mosse dalle grandi sfide della sanità pubblica, come il contrasto alla resistenza antimicrobica guidato a livello globale dalla classificazione AWaRe dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e a livello nazionale dagli obiettivi del Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) (Martellone et al.).

Questa esigenza di appropriatezza prescrittiva e controllo dei consumi non rimane un principio teorico, ma si traduce operativamente all’interno delle strutture ospedaliere attraverso la reingegnerizzazione dei percorsi assistenziali. L’applicazione di metodologie di gestione snella, come il modello Lean nei percorsi di urologia e oncologia, permette infatti di standardizzare le procedure operative, abbattere il rischio clinico e porre la patient education al centro del processo di cura (Lacerenza et al.).

Tuttavia, l’ottimizzazione e l’ingegnerizzazione dei percorsi devono necessariamente confrontarsi con il vincolo delle risorse disponibili e con la necessità di garantire la sostenibilità economica. Attraverso gli strumenti dello Health Technology Assessment (HTA), come i modelli di Markov applicati alle analisi di costo-efficacia, il farmacista clinico supporta i decisori nell’introduzione di tecnologie sanitarie innovative, dimostrando scientificamente come l’investimento iniziale possa generare valore e sostenibilità nel lungo periodo (Piscitelli et al.).

Questo rigido controllo basato su standard ed evidenze consolidate trova un ulteriore banco di prova quando la medicina si sposta nel complesso terreno delle patologie rare o orfane di cure autorizzate. Nella gestione di quadri clinici rari e severi, come la sindrome VEXAS (Scaldaferri et al.), la ricerca della massima appropriatezza costringe a superare i protocolli standardizzati per approdare a una personalizzazione terapeutica estrema, che si muove spesso nell’ambito regolatorio dei farmaci off-label.

Il cerchio di questa gestione clinica si chiude infine con la fase di monitoraggio post-prescrittivo nel mondo reale, dove sia le terapie standard su larga scala, come i nuovi anticoagulanti orali, sia i trattamenti di nicchia richiedono una vigilanza costante. La presenza attiva del farmacista monitor di farmacovigilanza diventa lo strumento indispensabile per contrastare l’indisponibilità di dati clinici spontanei (under-reporting), intercettando tempestivamente reazioni avverse e interazioni farmacologiche rilevanti per generare nuove evidenze di sicurezza (Botto et al.). Tali evidenze reali, retroagendo in modo circolare, andranno ad alimentare e perfezionare nuovamente le strategie di macro-governance e appropriatezza da cui l’intero ciclo ha avuto inizio.