Evoluzione e integrazione del farmacista clinico nella riforma delle cure primarie

Development and integration of the clinical pharmacist in the reform of primary care

Barbara Meini

Caporedattore e Coordinatore Editoria SIFO.

L’evoluzione demografica ed epidemiologica del nostro Paese, unita alla crescente disponibilità di terapie farmacologiche complesse e ad alto costo unitario, impone un profondo ripensamento dei modelli di presa in carico e di gestione della continuità assistenziale. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e il DM 77/2022 tracciano un percorso chiaro, ponendo al centro della riorganizzazione territoriale la Casa della Comunità come fulcro di un’assistenza integrata e di prossimità.

Le Linee di Indirizzo Tecniche recentemente pubblicate da AGENAS sulle Équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità confermano il ruolo fondamentale del farmacista clinico del SSN all’interno dell’équipe allargata di cure primarie, la cui operatività si estende e si consolida lungo l’intero continuum assistenziale: dall’ospedale al territorio, passando per le cruciali transizioni di cura. Il suo contributo non si limita più agli aspetti distributivi o logistici, ma si esprime compiutamente nell’uso appropriato, sicuro ed efficace dei farmaci, nella riconciliazione farmacologica, nel monitoraggio dell’aderenza terapeutica, nella prevenzione dei Drug-Related Problems (DRP) e nel counseling orientato all’empowerment del paziente e del caregiver.

I contributi scientifici pubblicati in questo numero del Giornale Italiano di Farmacia Clinica offrono un quadro nitido ed emblematico di come la competenza clinica del Farmacista Ospedaliero e dei Servizi Farmaceutici Territoriali risponda con concretezza alle sfide poste dalle nuove tecnologie farmaceutiche e dalla gestione della cronicità e della complessità.

Sul fronte territoriale e delle cure primarie, l’esperienza condotta nell’ambito della medicina generale con l’integrazione del General Practice Pharmacist (GPP) dimostra l’impatto clinico della nostra professione nel contrasto ai DRP e all’under-reporting delle reazioni avverse (ADR) nei pazienti anziani in politerapia. In un percorso collaborativo strutturato tra farmacista e Medico di Medicina Generale (MMG), la revisione sistematica delle terapie e la riconciliazione post-dimissione hanno permesso di identificare sospette ADR (tra cui eventi gravi e non noti) e di ridurre significativamente il rischio iatrogeno legato a prescrizioni potenzialmente inappropriate e interazioni farmacologiche complesse. Questo modello integrato risponde pienamente agli indirizzi AGENAS, dimostrando come il farmacista di prossimità costituisca il “collante” ideale tra ospedale e territorio per garantire la continuità terapeutica ed evitare cascate prescrittive o ricoveri impropri.

La necessità di un monitoraggio proattivo basato sui dati di erogazione in tempo reale emerge con forza anche nello studio metodologico condotto in Calabria sull’aderenza e la persistenza alle terapie biologiche (dupilumab e tralokinumab) nella dermatite atopica moderata-grave. La ricerca propone una tassonomia innovativa della discordanza tra Proportion of Days Covered (PDC) e Medication Possession Ratio (MPR), sottolineando come la PDC, integrata con l’analisi delle traiettorie dispensative individuali disponibili presso le farmacie aziendali di continuità, rappresenti lo strumento elettivo per intercettare tempestivamente la non aderenza reale e garantire l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci biologici ad alto costo.

La validazione della Real-World Evidence (RWE) e la sicurezza del paziente trovano riscontro anche nell’analisi condotta in Puglia sugli inibitori CDK4/6 (abemaciclib, ribociclib e palbociclib) nel carcinoma mammario HR+/HER2- e in quella multicentrica toscana su atogepant.

Infine, l’attenzione al profilo clinico-farmacologico e alle rigorose valutazioni di appropriatezza si estende anche al contesto dell’alta intensità di cura ospedaliera, come analizzato nella revisione critica sull’impiego off-label del propranololo nell’Iperattività Simpatica Parossistica (PSH) in pazienti con gravi lesioni cerebrali.

In conclusione, le evidenze raccolte in questo numero confermano che la farmacia clinica e il Farmacista Ospedaliero e dei Servizi Farmaceutici Territoriali sono pronte a raccogliere la sfida della riorganizzazione sanitaria territoriale.

L’impegno culturale e scientifico di SIFO deve continuare a promuovere l’integrazione delle competenze, affinché il valore dell’innovazione farmacologica si traduca in un reale e sostenibile beneficio di salute per i cittadini e per il SSN.